Le chatbot dovevano spaccare il mondo: e invece? Ma almeno la nostra è utile?

Quì a Segretariaincloud.it sono l’unico maschio.

Ogni giorno, rispondo accanto alle mie collaboratrici a tante chiamate per tuo conto, in più se intuisco che potrebbe esserti/esserci utile una nuova funzionalità scrivo codice (di notte o di sabato/domenica, a tutte le ore).

Devo tenermi aggiornato sui trend tecnologici.

Ricordo un vecchio titolo:

“… il cambio di paradigma del 2016 sarà più dirompente del passaggio nell’ultimo decennio dal Web alle app mobili”.

Siccome c’erano troppe app per poco pubblico, le chatbot sembravano la Next Big Thing.

Speranze alle stelle, l’industria era pronta per una nuova era di innovazione: era il momento di iniziare a socializzare con le macchine.

E perché no? Tanti indizi facevano intravedere un successo clamoroso.

“La messaggistica decolla! W il marketing conversazionale! Wechat! Cina!”

Al Mobile World Congress 2017 le chatbot erano i titoli di testa e gli organizzatori propinavano “l‘accettazione dell’inevitabile shift del focus per brand e corporate verso le chatbot“. 

In effetti, l’unico dubbio sulle chatbot era su chi avrebbe monopolizzato il mercato, non se sarebbero decollate:

“Sarà solo un’unica piattaforma a dominare l’ecosistema di chatbot e assistenza virtuale?”

Dopo 2 anni, la risposta è no. Perchè non c’è nemmeno un ecosistema 🙂

Ingannati dai markettari?

 

Ovviamente le chatbot non sono il 1° sviluppo tecnologico di cui si straparla, quante volte è successo nella storia…

“La Silicon Valley saliva all’idea di automazione intelligente. Leggi quì“.

“Messenger trabocca di bot. L’ultima di Chris Messina“.

“Slack cresce esponenzialmente e lancia un fondo di investimento in bot”.

Aspettative sempre più grandi finchè… tutto svanisce.

E il previsto cambio di paradigma non accade mai.

E le app per ora restano vive e vegete.

Ethan Bloch di Digit riassume quello che ora pensano tutti:

“Non sono nemmeno sicuro di poter dire “le chatbot sono morte”, perché non so nemmeno se siano mai state vive”.

Secondo Dave Feldman, vice presidente di Product Design a Heap, le chatbot non hanno solo affrontato un problema difficile e hanno fallito, ne hanno affrontato purtroppo diversi per fallirli tutti insieme contemporaneamente.

Testo vs. Parlato vs. GUI

 

I bot possono interfacciarsi con gli utenti in modi diversi, testo o parlato.

All’inizio (delle interfacce per computer) c’era la parola scritta. Gli utenti dovevano digitare manualmente i comandi su una macchina per fare qualcosa. Poi sono arrivate le GUI e wow… finestre, clic del mouse, icone, alla fine anche il colore!

Nel frattempo, un gruppo di ricercatori stava sviluppando interfacce a database con linguaggio naturale (NL), invece di dover imparare un linguaggio di interrogazione arcano. Un altro gruppo di scienziati sviluppava software di elaborazione vocale per parlare al PC anzichè dover digitare. Complicazioni impreviste:

… tanti accenti diversi, gente che parlava troppo veloce o troppo lentamente, borbottii, uhm e aah.

Hai detto “recognise speech” o “wreck a nice beach”?

L’obiettivo seguente in agenda era reggere un dialogo a 2 con una macchina. Ecco un esempio di dialogo anni ’90 con il sistema di configurazione di un videoregistratore:

Utente: “Ciao.”

Macchina: “Ciao, come ti chiami?”

Utente: “Giulia.”

Macchina: “Ciao Giulia!”

Utente: “Impostiamo l’orologio.”

Macchina: “Che ora è?”

Utente: “Sono le 11 di mattina.”

La macchina imposta l’orologio alle 11 di mattina.

Figo, vero? Il sistema collabora e si sforza di capire cosa vuole l’utente. Era stato accuratamente progettato per gestire conversazioni con videoregistratori e poteva funzionare solo entro limiti rigorosi.

I bot moderni, sia che usino input parlato o scritto, devono affrontare queste sfide, in modo efficiente e scalabile su più piattaforme. Fondamentalmente, stiamo ancora cercando di arrivare alle stesse innovazioni di 30 anni fa.

Ma stiamo sbagliando strada:

Pensare in termini di Bot vs. App

 

 

Un’ipotesi sopravvalutata è stata che le app sarebbero state “superate” e sostituite da bot.

Contrapponendo però 2 concetti così diversi l’uno dall’altro (invece di vederli come entità separate progettate per servire a scopi diversi), abbiamo scoraggiato lo sviluppo dei bot.

Era successo qualcosa di simile quando le app sono apparse sulla scena 10 anni fa: ma forse le app hanno sostituito Internet? No.

Per sfondare, un nuovo prodotto o servizio deve essere 2 tra i seguenti: migliore, più economico o più veloce. Le chatbot sono meno costose o più veloci delle app? No, non ancora, almeno. Se sono “migliori” è soggettivo, ma non penso che il miglior bot di oggi sia paragonabile alla migliore app. Ad esempio, nessuno pensa che usare Uber sia troppo complicato, o che sia troppo difficile ordinare cibo o comprare un vestito su un’app. Quello che è troppo complicato, ahimè, è cercare di fare le stesse cose con un bot.

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Un bel bot può essere utile come un’app ma, se parliamo di app fatte bene, non c’è gara (grazie alla grafica). Le app dei nostri giorni beneficiano di decenni di ricerca e sperimentazione, perché dovremmo buttarle via?

Ripeto l’inghippo: “Un’ipotesi sopravvalutata è stata che le app sarebbero state “superate” e sostituite da bot”.

Ma se scambiamo la parola ‘sostituire’ con ‘estendere’, si fa tutto molto più interessante.

Le esperienze bot di maggior successo oggi adottano un approccio ibrido, incorporando la chat dentro una strategia più ampia che comprende elementi più tradizionali.

Ad esempio, la nostra chatbot di gestione agenda appuntamenti in automatico è solo una scelta in più che i nostri clienti (dottori, avvocati, artigiani, ecc.) danno ai loro clienti per fissarsi appuntamenti da soli, nessuno gli vieta di chiamarli in studio e parlare con una segretaria, come hanno sempre fatto. È solo un’opzione in più allorchè telefonano e trovano sempre la linea occupata perchè tutti si sono messi in testa di chiamare a quell’ora e in quei minuti (sai anche tu di cosa parlo).

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Indovina poi chi avvisa il dottore dell’esito della chatbot? Sì, la nostra app. Chatbot e app lavorano insieme.

La prossima ondata saranno le app multimodali, dove potrai dire quello che vuoi (come con Siri) e ottenere informazioni come una mappa, dei pulsanti, un testo o anche una risposta vocale.

Bot per amore dei bot

“Il mio prodotto/servizio ha veramente bisogno di un bot? Le piattaforme esistenti non sono già in grado di venderlo? Ho la pazienza di creare un bot come si deve?”

Attento, cedi al markettaro quando bypassi queste domande essenziali.

Per molte aziende i bot non sono affatto la soluzione giusta e gli ultimi 2 anni sono pieni di casi in cui si sono piazzati ciecamente dove non servono.

Scrivere un bot solo per il gusto di farlo, lasciarlo girare e sperare per il meglio non finirà mai bene:

Vecchia chatbot del gruppo musicale Maroon 5 in azione 😦

 

La maggioranza dei bot è scritta usando la logica albero delle decisioni, in cui la risposta predefinita del bot si basa sullo spotting di parole chiave nel testo dell’utente.

Il vantaggio di questo approccio è che è semplice pianificare i casi da coprire ma peccato che sia anche lo svantaggio. Questo perché questi bot sono un riflesso dell’abilità e pazienza del programmatore che li ha creati, e quante esigenze e input degli utenti è stato in grado di prevedere.

I problemi nascono quando la vita si rifiuta di stare dentro una scatola.

 

Il 70% dei 100000 bot di Facebook Messenger non sono in grado di soddisfare una semplice richiesta. Colpa dei programmatori che non sanno circoscrivere il bot dentro ad un raggio d’azione ben focalizzato.

Quando abbiamo implementato la nostra chatbot di gestione agenda appuntamenti in automatico, abbiamo deciso di mostrare all’utente pochissimi pulsanti in modo da potergli far fare pochissime cose ma chiare (interagire con il gCal del suo professionista di riferimento senza vederlo o chiedere un’emergenza). Non farti mai tentare dalle troppe cose che potresti fare, le potenzialità sono infinite ma se vai ‘all-rounder’ non farai un favore ai tuoi clienti, anzi.

Ricorda: un bot che fa bene 1 cosa è infinitamente più utile di quello che fa tante cose ma male.

 

Inaccessibilità

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Un bravo programmatore crea un bot di base in pochi minuti, ma uno in grado di reggere una conversazione? Altra storia, infatti alla faccia dei markettari dell’intelligenza artificiale, siamo ancora lontani dal realizzare qualcosa di lontanamente umano.

Nel mondo ideale la tecnologia NLP (elaborazione del linguaggio naturale) consente ad una chatbot di comprendere i messaggi che riceve. Peccato che nei laboratori di ricerca sia ancora agli inizi…

Alcune piattaforme forniscono un po’ di NLP ma anche la migliore è a livello bambino (es. Siri capisce le tue parole ma non il significato).

Per Matt Asay questo comporta l’incapacità di catturare l’attenzione e la creatività degli sviluppatori.

“L’interesse dei consumatori non si concretizzerà finchè l’intelligenza di una macchina non si avvicinerà a quella umana. A cosa serve un bot se l’AI non consente di parlarci utilmente?”

E le conversazioni sono complesse e non lineari. Gli argomenti ruotano l’uno intorno all’altro, prendono virate casuali, ricominciano o terminano bruscamente.

I sistemi di dialogo basati sulle regole di oggi sono troppo fragili per reggere questo tipo di imprevedibilità e gli approcci statistici che utilizzano l’apprendimento automatico (machine learning) sono altrettanto limitati. Il livello di intelligenza artificiale richiesto per conversazioni di tipo umano non è ancora pronto.

E nel frattempo ci sono pochi esempi di bot di alta qualità. Per Dave Feldman:

“Ma Almeno Slack, Facebook, Google, Microsoft, Kik… hanno creato bot degni di nota?

Non dovrebbero essere più proattivi con tutti i loro fondi e incubatori, magari assumere mentori o finanche offrire risorse di ingegneria e progettazione?

Se non lo fanno loro… Devono essere i loro programmatori a pensare da utenti e a mostrare finalmente a questi ultimi bot utili.”

La GUI non dovrebbe mai mancare

 

Decine di anni fa, l’unico modo per interagire con i computer era digitare comandi arcani su un terminale. Le interfacce visuali che usano finestre, icone o un mouse sono state una rivoluzione nel modo in cui manipoliamo le informazioni

C’è un motivo per cui l’informatica è passata dalle interfacce utente basate su testo a quelle grafiche (GUI). È più facile e veloce fare clic piuttosto che digitare.

Toccare o selezionare è meglio di digitare un’intera frase (“un’immagine vale più di mille parole” è vero).

Amiamo la visualizzazione ottica delle informazioni perché siamo creature visive (non è un caso che i bambini amino i touch screen). I pionieri che immaginarono le interfacce grafiche furono ispirati dalla psicologia cognitiva, lo studio di come il cervello interagisce con la comunicazione.

Le UI conversazionali sono pensate per replicare il modo in cui gli umani preferiscono comunicare, ma finiscono per richiedere uno sforzo cognitivo extra. In sostanza, stiamo scambiando qualcosa di semplice per un’alternativa più complessa.

Certo, ci sono alcuni concetti che possiamo esprimere solo usando il linguaggio (“mostrami tutti i modi di raggiungere un museo che mi dia 2000 passi ma non impiegano più di 35 minuti”), ma la maggior parte dei compiti può essere illustrata in modo più efficiente e intuitivo con le GUI piuttosto che con una UI conversazionale.

Agli umani piace parlare con altri umani

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Mirare ad una dimensione umana nelle interazioni commerciali ha senso.

Se c’è una cosa che non funziona in vendite e e marketing, è la mancanza di umanità: i marchi nascondono dietro numeri di ticket, form di feedback, mail do-not-reply, risposte automatiche e form ‘contattaci’ .

L’obiettivo di Facebook è che i loro bot superino il Test di Turing (significa non poter sapere se stai parlando a un bot o a un essere umano). Ma un bot non è un uomo e non lo sarà mai.

Una conversazione racchiude molto più di semplice testo.

Una persona sa leggere tra le righe, aiutarsi con info contestuali e comprendere doppi strati come il sarcasmo. I bot dimenticano velocemente di cosa stanno parlando, è come conversare con qualcuno che ha poca o zero memoria a breve termine.

Come HubSpot ha evidenziato:

I bot sono un modo scalabile per interagire con chi compra uno-a-uno. Ma falliscono se l’esperienza non è efficiente e piacevole come la conversazione complessa e a più livelli che le persone sono abituate ad avere con altri umani nelle app di messaggistica.

Le persone non si lasciano ingannare facilmente e fingere che un bot sia una persona in carne ed ossa è solo garanzia di meno guadagni (per non parlare del fatto che stai mentendo ai tuoi clienti).

E anche quei rari bot con NLP all’avanguardia non saranno niente in confronto.

 

Ecco un’altra cosa importante: le UI conversazionali sono implementate per replicare il modo in cui gli umani preferiscono comunicare con altri umani.

Ma è così che gli umani preferiscono interagire con le macchine?

Forse no.

In fin dei conti, nessuna battuta spiritosa o manierismo umano salveranno un bot dal fallimento in una conversazione.

Quindi dove si va?

La gente urla a Google Home per ascoltare le canzoni preferite, ordinare una pizza dal bot di Domino e avere consigli sui trucchi da Sephora. Ma in termini di risposta da parte dei consumatori e coinvolgimento dei programmatori, le chatbot non sono state all’altezza delle aspettative circolate nel 2015/16.

Neanche vicino.

I computer sono bravi a fare i computer, cercare dati, computare numeri, analizzare opinioni e condensare informazioni.

I computer sono meno bravi a capire le emozioni umane. Lo stato dell’arte in NLP sta lì a dire che non capiscono ciò che gli chiediamo, figurati come ci sentiamo.

Ecco perché è ancora impossibile immaginare un supporto clienti efficace, vendite o marketing senza l’essenziale tocco umano: empatia e intelligenza emotiva.

Per ora, i bot possono continuare ad aiutarci con task e query automatizzate, ripetitive e di basso livello; come ingranaggi in un sistema più grande e più complesso. Gli abbiamo fatto un torto ad aspettarci così tanto ma così presto.

Ma non è tutta la storia.

Sì, chi lavora nel tech ha sovrastimato troppo l’impatto iniziale delle chatbot.

Ma come ha detto Bill Gates:

Sopravvalutiamo sempre cosa cambierà nei primi 2 anni e sottostimiamo sempre i successivi 10. Pianifica e preparati.

I tempi markettari sono finiti e possiamo iniziare a esaminare l’area grigia a metà, invece della zona iper-gonfia e frenetica del bianco e nero.

Forse siamo solo all’inizio di una crescita esplosiva. Questo senso di anti-climax è completamente normale per la tecnologia di trasformazione.

La messaggistica continuerà a guadagnare trazione. Le chatbot non stanno andando via. NLP e AI diventeranno ogni giorno più sofisticate.

Programmatori, app e piattaforme continueranno a sperimentare e investiranno molto sul marketing conversazionale.

 

 

authorAutore: Johnny T. è sviluppatore full-stack, seo, copywriter e specialista in marketing web. In aggiunta a creare interfacce user-friendly come spediamo.it e smartfix.it ed a lanciare progetti come la segretaria virtuale e la chatbot per prenotare appuntamenti, Johnny si diverte a leggere talvolta libri eccezionali anche se pensa di non avere più tempo libero. Contattalo su LinkedIn.

Cosa impari da un attacco hacker

Le webcam di casa sono violabili?

Se l’è chiesto la giornalista del Wsj Joanna Stern, 1 figlio piccolo, che ha dato il permesso all’hacker etico ed esperto di sicurezza Alexander Heid di violarle.

  • La brutta notizia è che è riuscito a entrare nella webcam del laptop Windows 10 e, da lì, nel Wi-Fi casalingo, crackando anche il MacBook Air;
  • la bella notizia è che entrambi i S.O. l’hanno protetta, finchè lei non ha sbagliato.

 

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Esito: una volta entrato nel PC Windows, l’hacker si è connesso al Wi-Fi e alla webcam IP Wansview.

 

Violare Windows

Joanna si aspettava mail di phishing ma di recente aveva anche inviato un tweet in cui annnunciava di voler assumere un produttore video. Il perfetto vettore di attacco (spear-phishing). Perchè l’hacker le ha inviato una mail con link a video contenente malware e CV allegato con le istruzioni per eseguirlo. Cosa puoi fare: improbabile che gMail avverta che una mail sia phishing ma stai in campana se un warning giallo dice che non ce la fa a scansionare l’allegato crittografato per capire se è un virus (gMail ha 3 classi di notifica a seconda del pericolo). Tra l’altro, quando apri il doc Word allegato, Windows Defender (l’anti-virus incorporato di Microsoft) lo confina e Microsoft Word si apre in vista protetta. E, se clicchi il link, il file scaricato viene subito riconosciuto come virus e cancellato. Il S.O. funziona a meno che non ne disattivi le impostazioni.

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L’indicatore luce si è acceso quando l’hacker ha raggiunto la webcam (e ha scattato foto), sullo schermo non è cambiato nulla.

Avendo lasciato i 2 file attivarsi per prova, il sig. Heid ha avuto accesso alla webcam in 15 minuti (anche al microfono).

Per fortuna Microsoft aveva patchato una vulnerabilità Microsoft Office nel 2017, altrimenti al sig. Heid non occorrevano 2 file.

Cosa puoi fare: assicurati di tenere attivi Windows Defender o un anti-virus. Se hai paura ogni volta che scarichi qualcosa, metti Windows 10 in S Mode, esegue solo app approvate da Microsoft e aiuta a vedere documenti solo in cloud (es. Office Online o Google Docs), quì nessun malware può nuocerti.

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Quando la giornalista ha tentato di scaricare il pericoloso file video, l’anti-virus incorporato Windows Defender l’ha capito e le ha impedito di installarlo.

 

Violare il Mac

Hackerare un MacBook Air del 2015 con l’ultima versione MacOS, il Mojave, ha richiesto più passaggi (e un errore della “vittima”). Stavolta il malware era embeddato in un documento .odt, un formato di file open-source. Per aprirlo, la giornalista ha scaricato il popolare LibreOffice e, per non pagarlo 14$ da App Store, ha disabilitato le impostazioni di sicurezza del Mac per installare la versione gratuita non verificata, dimenticando poi di riabilitarle.

 

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Per impadronirsi della webcam Mac, l’hacker ha scaricato alcuni file, incredibilmente è stata la stessa giornalista a dare l’ok a un pop-up.

 

Il sig. Heid ha poi fatto solo qualche foto.

Cosa puoi fare: Apple dà molti warning sul software non sicuro, meglio se scarichi sempre da Mac App Store o parti approvati dall’Apple Developer Program. Aggiorna sempre il S.O. e installa Malwarebytes, non disattivare mai le funzionalità di sicurezza.

 

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Visto che non si sa mai, usa cover scorrevoli o un semplice post-it.

 

Ti starai già chiedendo se è possibile violare le camere del tuo smartphone. È dura – dice Dave Lewis – iOS e Android ci proteggono per bene.

Violare altri dispositivi

Una volta connesso al laptop, il sig. Heid ha scansionato altri device nel Wi-Fi di casa trovandone 2, una camera Nest + il baby monitor Wansview 1080p. Violare quest’ultimo non richiede alcun hacking, è sufficiente scrivere l’IP sulla barra degli indirizzi e inserire login/password che risultano da una banale ricerca su Google.

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Baby monitor IP della Wansview azionabile da app iPhone

La camera Nest si basa su cloud ed è controllata da profilo Nest, molto più sicuro (…).

Cosa puoi fare: LE PASSWORD SONO IMPORTANTI, cambia quelle di default appena puoi, usa un password manager per controllarle tutte e attiva dov’è possibile l’autenticazione a 2 fattori (richiede un’azione da smartphone).

Non ti serve reclutare un hacker etico per sapere se i tuoi account sono stati violati, controlla da te su haveibeenpwned.com. Per il resto, resetta i tuoi laptop alle impostazioni di fabbrica, copri le tue webcam e aggiorna sempre il software.

 

segretaria virtualeAutore: Il team di Segretariaincloud offre servizi di assistenza per privati, imprenditori, liberi professionisti e startupper. Dalla segretaria telefonica virtuale (90% più conveniente di quella tradizionale perchè abbatti i costi fissi!) che risponde a distanza a tutte le tue chiamate dalle h. 9 alle 19 notificandoti via App sms o email, allo sviluppo del business online con tutte le tecniche del Web Marketing moderno (SEO, search marketing, campagne banner, pay per click, social media marketing, spider web e direct email marketing).

Schedule appointments automatically

Here at Segretariaincloud.it we book lots of appointments (visits for doctors, interviews for lawyers, maintenance for plumbing and heating, inspections for architects, etc.), we spend so many hours on the phone to manage your booking that we said: “and if we make it automatic?”

That is… Wouldn’t it be awesome if it were your customers, by themselves, to book an appointment with you?

We did it 🙂

Call it automatic booking or artifical intelligence, you just need to pin your availability in gCal or iCal and the rest is up to our algorithms that will answer to your customers, update your calendar and notify you what happens in real time.

Finally you will lighten the work of your secretary (or that of ours) and you can entrust her with more important tasks.

So your customers will book your services or visits directly via Web from smartphone, tablet or PC, from anywhere anytime (day or night).

Surely our service will make happy doctors, therapists and hairdressers, but we have designed it to best adapt to many activities:

  • visits with doctors;
  • sessions with dentists;
  • cuts with hairdressers;
  • treatments with beauticians;
  • cleaning and maintenance with plumbers/boilers;
  • soccer fields with sport clubs or parish centers;;
  • bike tours, climbing, rafting, canoeing, sailing, surfing, parachuting or paragliding with outdoor guides;
  • courses in musical instruments with musicians;
  • classroom reservations and meeting rooms.
Try it out for free, our technicians will set up the service according to your needs and will help you in every aspect of the management.

HOW IT WORKS

  • we will open a Facebook page (or tell us your link if you got already one);
  • we will set up a chatbot fit for your business and your customers will book an appointment directly via chat;
  • your customers will book an appointment in a few steps: 1- choice of the service (e.g. visit or therapy or haircut) 2- choice of who will provide the service (e.g. if you got more colleagues) 3- choice of date and time among those available 4- data entry and confirmation;
  • automatic real-time synchronization with Google/iCal calendar.

Let’s repeat it by illustrating it with images::

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First of all we will open a Facebook page, you will ads it or stick a qr-code link up your door.
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For sure, many of your customers will open the qr-code from smartphone and will be face to face with Facebook Messenger. Others will instead connect to your Facebook page and interact from there.
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Suppose you’re a doctor. The Facebook chatbot will answer FAQ of your patients and – in case they wanna book a visit – will accompany them to do it like the best secretary in the world (information asymmetry and no holes).
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Immediately after every appointment reservation, your customer will receive the booking summary as memo, while you will receive an app or mail or sms notification with all the data.
calendario google.jpg
The calendar synchronization is instantaneous. If you wonder how you will manage the availability (timetables, free days, breaks, etc.) from time to time, you will do it directly on calendar.

One of our technicians will set up the service based on your needs and will help you in every aspect of the management. Also you will get his mobile for tech assistance 7/7.

Do you want chatbot working on your site too? No problem.

We are also working hard to make our service multi-site and multi-user.

DEMO

If you don’t believe, try it out here.

HOW MUCH IT COSTS

Click on the bar at the bottom of the page https://www.segretariaincloud.it/schedule-appointments-automatic, the price changes depending on the number of appointments per month, you will get 10 free appointments per month.

There is no activation fee for the service.

FAQ

  • “How can I persuade my customers to use a chatbot?” In fact don’t do it absolutely, what you need to do is just provide an extra choice, you will discover that they will be the first to use it, especially the younger ones, as soon as they discover they will not have to call you lots of times because it’s always busy. Ask yourself “if even only 30% of my clients do it alone, how much will I save in cash, time and stress?“.
  • “I don’t have a site, how can I activate the service?” You don’t need that, you certainly have a Facebook page, we will set up a chatbot so that each of your customers will get all the answers that search from Facebook Messenger.
  • “I have a site, can I integrate the service?” Yep, you will attach a html5 snippet code so that it will host Facebook Messenger.
  • “Can I try the service before buying it?” We run on consumption and you have up to 10 free appointments per month, so yes. Maybe you’ll end up using us for free forever 🙂
  • “After signing-up what should I do to start?” One of our technicians will call you and, based on your needs, will make the setup and explain how to use the service. Even after that, our technicians will always be at your disposal for any need by mobile, chat or email.
  • “Is it possible to arrange for appointments booked online by customers to be automatically added to my Google calendar?” Of course, in fact our algorithms interact precisely with that calendar (gCal + iCal).
  • “We are 3 doctors who share the same study, can we activate your booking system with a single subscription?” We are working on it, yes, your customers will be able to book appointments by choosing one of you.
  • “I’m a hairdresser and in my studio we got more helpers who also perform numerous services of different durations (cut, tint, permanent, etc.). Do you adapt to my business?” We are working on it, yes, your customers will be able to book an appointment by choosing whom they prefer and the type of service. Each service can have different duration.
  • “I am a doctor and I got two studies, is it possible for my patients to choose the location where they wanna book a visit?” We are working on it, yes, your customers will be able to choose the location.

authorAuthor: Johnny T. is a full-stack developer, seo, copywriter and web marketing specialist. In addition to creating user-friendly interfaces such as spediamo.it and smartfix.it and to launch projects such as the virtual secretary, Johnny enjoys reading exceptional books and thinking he still has some free time. Contact him on LinkedIn.

 

Dopo lo smartphone: la gara per la Next Big Thing

Bell’articolo dell’11/gen di Eliot Brown sul Wsj: gli investori di venture-capital stanno investendo denaro in campi come la realtà virtuale, l’auto senza conducente e persino impianti nel cervello. Visto che il mercato degli smartphone si sta saturando (vedi crollo di Apple in Borsa), le startup stanno facendo a gara per predire cosa verrà dopo.

Per esempio:

  • Magic Leap (nell’immagine sopra un uomo che li indossa prova una motocicletta elettrica Harley-Davidson LiveWire alla mostra Panasonic del CES 2019 terminato da poco a Las Vegas)

Occhiali a realtà aumentata su cui hanno puntato in tanti, anche Alphabet (Google) e il più grosso fondo dell’Arabia Saudita. Gli occhiali “bugeye” con lenti colorate, rilasciate per ora solo ai programmatori, sovrappongono immagini di realtà virtuale al mondo reale, per gamer e neurochirurghi. Prime recensioni tiepide. Fondi raccolti: $2.4b. Ultima valutazione: $6.4b secondo PitchBook Inc.

  • Focals by North

999$, sono una versione meno appariscente ma potenzialmente più pratica di occhiali futuristici. Rilasciati ad autunno, mostrano indicazioni stradali, testi e altri semplici display trasmettendo immagini simili a ologrammi negli occhi. Fondi raccolti: $140m.

  • Paradromics

Molte startup focalizzate sulla medicina si stanno lanciando in tecnologie di interfaccia cervello-computer (lettura dei neuroni e traduzioni in informazioni elaborate da un PC). La Paradromics di Austin mira a costruire un dispositivo collegato alla corteccia di dimensioni nichel per controllare le protesi o inviare segnali visivi a un cieco. Fondi raccolti: $25m.

  • Zoox

È l’auto che si guida da sola il nuovo smartphone? La Silicon Valley ne è ossessionata come piattaforma digitale. Mentre però Waymo e le case automobilistiche stanno lavorando su auto già esistenti, Zoox sta cercando di costruire un’automobile autonoma da zero (potrebbe non includere il volante). Fondi raccolti: $790m. Ultima valutazione: $3.2b.

Che dire?

Personalmente, non credo che si possa continuamente sfornare hardware sempre appetibile (vedi tracollo GoPro dal 2014). Forse, è tempo che il fattore umano si metta semplicemente in pari con la tecnologia. Forse, si venderanno sempre meno smartphone ma saranno proprio i servizi su smartphone quelli che cresceranno di più nei prossimi anni. Magari saranno proprio i servizi di intelligenza artificiale come la nostra recentissima Gestione agenda appuntamenti in automaico con chatbot, algoritmi per far perdere meno tempo a te o alla tua segretaria dove non ha senso farlo e concentrarsi solo su ciò che veramente conta per la tua ditta. Chissà…

Oppure saranno semplicemente servizi resi dall’uomo per l’uomo con in mezzo un’App. Se sei già nostro cliente (sono ormai 4 anni che esistiamo), sicuramente usi già l’App di Segretariaincloud.it per stare in contatto con le tue segretarie ogni istante della giornata.

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La nostra App: il tuo dialogo continuo con le nostre segretarie in carne ed ossa.

Sai quante app vengono create ogni anno nel mondo, solo nell’App Store?

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Però così dimentichiamo Android, quindi raddoppia per 2.

Quante di queste app sono veramente utili? Mah, forse, poche.

Spetta al consumatore (cioè tu) la scelta finale della next big thing 🙂

 

authorAutore: Johnny T. è sviluppatore full-stack, seo, copywriter e specialista in marketing web. In aggiunta a creare interfacce user-friendly come spediamo.it e smartfix.it ed a lanciare progetti come la segretaria virtuale, Johnny si diverte a leggere libri eccezionali e a pensare di avere ancora del tempo libero. Contattalo su LinkedIn.

 

 

 

Gestione agenda appuntamenti in automatico

Quì a Segretariaincloud.it fissiamo un sacco di appuntamenti (visite per dottori, colloqui per avvocati, manutenzioni per termoidraulici, sopralluoghi per architetti, ecc.), passiamo così tante ore al telefono a gestire le tue prenotazioni che ci siamo detti: “e se lo rendessimo automatico?

Cioè… Non sarebbe bello se fossero i tuoi clienti, da soli, a prenotarsi un appuntamento con te?

L’abbiamo fatto 🙂

Chiamale prenotazioni automatiche o tele-prenotazioni, ti sarà sufficiente appuntare le tue disponibilità in gCal o iCal e al resto penseranno i nostri algoritmi che risponderanno ai tuoi clienti, aggiorneranno il tuo calendario e ti notificheranno l’esito in tempo reale.

Finalmente alleggerirai il lavoro della tua segretaria (o quello delle nostre) e potrai affidarle compiti più importanti.

Così i tuoi clienti prenoteranno i tuoi servizi o le tue visite direttamente via Web da smartphone, tablet o PC, da qualunque luogo e a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Sicuramente il nostro servizio renderà felici medici, terapisti e parrucchieri, ma l’abbiamo ideato per adattarsi al meglio a moltissime attività:

  • visite con dottori;
  • sedute con dentisti;
  • tagli con parrucchieri;
  • trattamenti con estetiste;
  • pulizie e manutenzioni con idraulici/caldaisti;
  • campetti di calcio con società sportive o centri parrocchiali;
  • escursioni bici, arrampicata, rafting, canoa, vela, surf, paracadutismo o parapendio con guide outdoor;
  • corsi di strumenti musicali con musicisti;
  • prenotazioni di aule e sale riunioni.
Provaci gratis, i nostri tecnici metteranno a punto il servizio in base alle tue esigenze e ti aiuteranno in ogni aspetto della gestione.

COME FUNZIONA

  • ti apriremo una pagina Facebook;
  • ti imposteremo una chatbot congeniale alla tua attività e i tuoi clienti effettueranno la prenotazione direttamente all’interno della chat;
  • i clienti si prenotaranno in pochissimi step: 1- scelta del servizio (es. visita o terapia o taglio di capelli) 2- scelta da chi desiderano venga fornito il servizio (es. se disponi di più collaboratori) 3- scelta di data e ora tra quelle disponibili 4- inserimento dati e conferma;
  • sincronizzazione in tempo reale con il calendario di Google.

Lo ripetiamo illustrandolo con immagini:

facebook-business-page
Prima di tutto ti apriremo una pagina Facebook, la pubblicizzerai o affiggerai il link qr-code fuori dalla porta.
facebook-messenger
Di sicuro molti tuoi clienti apriranno il qr-code da smartphone e si troveranno a tu per tu con Facebook Messenger. Altri si collegheranno invece alla tua pagina Facebook e interagiranno da là.
chatbot-facebook.png
Supponiamo tu faccia il dottore. La chatbot di Facebook risponderà alle FAQ dei tuoi pazienti e – in caso vogliano fissare una visita – li accompagnerà a farlo come sa fare la segretaria più brava del mondo (asimmetria informativa e no buchi).
app-chatbot
Subito dopo ogni prenotazione, il cliente riceverà il riepilogo come promemoria, mentre tu riceverai una notifica app o mail o sms con tutti i dati.
calendario google.jpg
La sincronizzazione su calendario è istantanea. Se ti chiedi come gestirai di volta in volta le disponibilità (orari, giorni liberi, pause, ecc.), lo farai direttamente da calendario.

Un nostro tecnico effettuerà la predisposizione iniziale del servizio sulla base delle tue esigenze e ti aiuterà in ogni aspetto della gestione. Avrai anche il suo cellulare per un’assistenza tecnica 7 giorni su 7.

Vuoi che la chatbot funzioni anche sul tuo sito? Nessun problema.

Stiamo anche lavorando alacremente per rendere il nostro servizio multi-sede e multi-utente.

DEMO

Se non ci credi, prova quì.

QUANTO COSTA

Clicca sulla barra in fondo alla pagina https://www.segretariaincloud.it/gestione-agenda-appuntamenti-in-automatico, il prezzo cambia a seconda del numero di appuntamenti al mese, ogni mese avrai 10 appuntamenti gratis di base.

Non c’è nessun costo di attivazione del servizio.

FAQ

  • “Come faccio a convincere i miei clienti a usare una chatbot?” Infatti non devi farlo assolutamente, quello che devi fare è solo mettere a disposizione una sceltà in più, scoprirai che saranno loro i primi ad usarla, specie i più giovani, appena scopriranno che non dovranno chiamarti al telefono un sacco di volte perchè è sempre occupato. Chiediti piuttosto “se anche solo il 30’% dei miei clienti fa da solo, quanto risparmierò in denaro, tempo e stress?”.
  • “Non ho un sito, come posso attivare il servizio?” Non ti serve, hai di sicuro una pagina Facebook, ti imposteremo una chatbot cosicchè ogni tuo cliente avrà tutte le risposte che cerca da Facebook Messenger.
  • “Ho un sito, posso integrare il servizio?” Sì, inserirai uno snippet di codice cosicchè ospiterà Facebook Messenger.
  • “Posso provare il servizio prima di acquistarlo?” Funzioniamo a consumo e hai fino a 10 appuntamenti gratis al mese, per cui sì. Forse ci userai sempre gratis 🙂
  • “Dopo essermi registrato cosa devo fare per iniziare?” Un nostro tecnico ti chiamerà e, sulla base delle tue esigenze, farà la configurazione e ti spiegherà come utilizzare il servizio. Anche dopo la messa a punto iniziale, i nostri tecnici saranno sempre a tua disposizione per qualsiasi necessità tramite cellulare, chat o mail.
  • “È possibile fare in modo che gli appuntamenti prenotati on line dai clienti vengano automaticamente inseriti anche nella mia agenda di Google?” Certo che sì, infatti i nostri algoritmi interagiscono proprio con quell’agenda.
  • “Siamo 3 medici che condividono lo stesso studio, possiamo attivare il vostro sistema di prenotazioni con un unico abbonamento?” Ci stiamo lavorando, cmq sì, i tuoi clienti potranno effettuare le prenotazioni scegliendo tra uno di voi.
  • “Sono un parrucchiere e nel mio studio abbiamo più collaboratori/addetti che oltretutto effettuano numerosi servizi di durata diversa (taglio, tinta, permanente, ecc.). Si adatta alla mia attività?” Ci stiamo lavorando, cmq sì, i tuoi clienti potranno effettuare una prenotazione scegliendo l’addetto che preferiscono e il tipo di servizio. Ad ogni servizio può essere associata una durata diversa.
  • “Sono un medico e ho due studi dove ricevere i pazienti, è possibile fare in modo che chi prenota possa scegliere la sede presso la quale effettuare la visita?” Ci stiamo lavorando, cmq sì, i tuoi clienti potranno scegliere la sede in fase di prenotazione.

 

segretaria virtualeAutore: Il team di Segretariaincloud offre servizi di assistenza per privati, imprenditori, liberi professionisti e startupper. Dalla segretaria telefonica virtuale (90% più conveniente di quella tradizionale perchè abbatti i costi fissi!) che risponde a distanza a tutte le tue chiamate dalle h. 9 alle 19 notificandoti via App sms o email, allo sviluppo del business online con tutte le tecniche del Web Marketing moderno (SEO, search marketing, campagne banner, pay per click, social media marketing, spider web e direct email marketing).

 

 

Cosa sono le robocall e perchè i robocaller vincono anche se non rispondi

Dopo 4 anni di attività, quì a Segretariaincloud.it notiamo che sta lentamente crescendo un nuovo fastidioso fenomeno.

Non è tanto il telemarketing a cui riagganciamo subito ma sono squilli che abortiscono subito dopo. Spesso Google li riconosce come pubblicità ma a volte purtroppo no, il chè ci induce allora a richiamarli (“mai chiamate perse” è il nostro motto) solo per scoprire che non c’è nemmeno linea.

Sono robocall.

Le robocall sono chiamate automatiche, pensa a quando la Asl ti invia un promemoria per una visita medica o a quando Telecom ti scassa la minchia per ritornare.

In teoria le robocall dovebbero cmq essere pensate per recitare una frase.

E invece no…

Se ignori infatti una robocall non impedisci ad alcuni truffatori di fare soldi dai servizi di caller-ID.

Il Caller ID sta purtroppo accrescendo uno dei molti problemi che era stato sviluppato per fermare: le chiamate spazzatura.

Robocaller illegali, o congegni che sommergono i telefoni fissi americani con chiamate di marketing, usano un sistema di identificazione vecchio di decenni per far soldi, anche quando nessuno risponde.

Di solito gli scammer guadagnano un sacco se pescano il credulone che rivela il numero di carta di credito o dà info sul conto corrente, ma i robocaller guadagnano anche grazie a database poco conosciuti che cercano di identificare chi sta chiamando.

Ogni volta che viene visualizzato il nome di un chiamante, le compagnie telefoniche pagano piccole commissioni (frazioni di pochi centesimi) a database che archiviano tutto in record. Alcune di queste commissioni vengono girate al chiamante.

Con milioni di chiamate automatiche al giorno, gli importi crescono.

“Saranno anche pochi centesimi per gli scammer ma è più del costo di fare le chiamata”, dice Aaron Woolfson, presidente di TelSwitch Inc., una società che rilascia licenze per software di fatturazione per telecomunicazioni.

I cellulari hanno rimpiazzato le linee fisse in molte case ma secondo la Federal Communications Commission nelle case degli Stati Uniti ne resistono ancora circa 121 milioni e quelle linee fisse sono sempre più sul lato ricevente di robocall mascherati da telemarketing.

È difficile quantificare il numero di robocall recevute dai telefoni fissi ma applicazioni mobili mirate a rilevare e bloccare i robocaller danno  un’idea di scala. Ad esempio nel 1° trimestre del 2018 Hiya, una delle centinaia di app con funzioni di blocco delle chiamate, ha contato circa 5 miliardi di robocall fatte a cellulari USA, +10% rispetto al periodo precedente.

Molti robocaller sono diventati più sofisticati con lo “spoofing” o inventando il caller ID che un destinatario vede sul cellulare/fisso. Nel 1° caso i robocaller usano un prefisso locale per incoraggiare le vittime a rispondere. Nei primi 5 mesi dell’anno gli americani hanno sporto centinaia di denunce alla FCC,+100% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La catena di transazioni in molti altri schemi di robocalling illegale funziona così: i truffatori acquistano un blocco di numerazioni inutilizzate e inviano ai database di caller-ID nomi e indirizzi fittizi per questi numeri.

Spesso assumono call center per fare milioni di robocall che attivano interrogazioni ai database di caller-ID. Alcuni database sono gestiti dagli stessi operatori come AT & T Inc. mentre altri sono gestiti da altre società come Neustar Inc.

robocaller-2

Il vettore del destinatario paga una piccola commissione per tale richiesta di informazioni quando consegna un nome, in genere tra 0.0025$ e 0.005$. Alcuni database quindi restituiscono una parte di tale micropagamento alla società che controlla il numero di telefono chiamante, la società che completa la chiamata o il loro cliente.

Un portavoce di AT&T dice che l’azienda offre ai suoi clienti strumenti per fermare le robocall e che “nel tempo abbiamo migliorato le nostre difese, modificando i requisiti per i pagamenti ai nostri clienti di database caller-ID, il chè ci ha permesso di controllare meglio il nostro database e rimuovere gli incentivi per attività vietate. ”

Neustar terminerà il suo programma di condivisione utili dalle interrogazioni al suo database con alcuni fornitori di servizi di chiamata.

James Garvert, vicepresidente della gestione dei prodotti per il caller-ID a Neustar, ha dichiarato che la società non ha ricevuto alcuna compensazione dal suo database caller-ID utilizzato per campagne illegali di robocalling.

Voice Broadcasting Software, una società di Los Angeles che offre call center a noleggio, pubblicizza su sito la possibilità di effettuare fino a sei milioni di chiamate al minuto. Attraverso il suo programma di condivisione utili, i clienti possono fare 2500$-5000$ al mese per cinque milioni di query fatte ai database caller ID, recita sempre il sito. Ogni tentativo di parlare con qualcuno della società è stato inutile.

I regolatori monitorano tali accordi di condivisione utili. In una causa della Federal Trade Commission del 2015 contro aziende accusate di aver fatto miliardi di robocall per publicizzare crociere, la FTC ha affermato che la campagna era stata finanziata con 135000$ in commissioni da richieste a database caller-ID per quattro mesi.

Ad oggi, gli sforzi delle autorità di regolamentazione per reprimere i truffatori e i call center complici nelle loro campagne sono serviti a poco.

Un grosso ostacolo, dicono gli avvocati di telecomunicazioni, è che non tutte le robocall sono illegali. Alcune vengono fatte per scopi legittimi come i promemoria per visite mediche o le campagne politiche. I call center o i venditori di numeri assunti per scopi legittimi possono però essere anche utilizzati dai truffatori.

“L’intera rete è stata strutturata per inviare chiamate, non per bloccarle”, dice Jim McEachern, principale tecnologo di Alliance for Telecommunications Industry Solutions che sta lavorando su un metodo di verifica delle chiamate. “È progettato per non giudicare se si tratti di una buona chiamata o di una cattiva chiamata.”

Concludendo.

Anche in Italia stiamo forse iniziando ad osservare qualcosa di simile. Nei prossimi mesi integreremo nella nostra piattaforma tool automatici per respingere queste tecniche. Interrogheremo anche gli operatori Telecom/Vodafone/Tre/Fastweb/ecc. per capire se esiste una struttura di incentivi simile a quella americana e pubblicheremo quì le risposte.

Ad ogni modo, buon ferragosto 🙂

Noi continuiamo a lavorare.

 

segretaria virtualeAutore: Il team di Segretariaincloud offre servizi di assistenza per privati, imprenditori, liberi professionisti e startupper. Dalla segretaria telefonica virtuale (90% più conveniente di quella tradizionale perchè abbatti i costi fissi!) che risponde a distanza a tutte le tue chiamate dalle h. 9 alle 19 notificandoti via App sms o email, allo sviluppo del business online con tutte le tecniche del Web Marketing moderno (SEO, search marketing, campagne banner, pay per click, social media marketing, spider web e direct email marketing).

 

Dottori sempre più connessi e al lavoro sui social

Quì a Segretariaincloud.it ci accorgiamo ogni giorno che i dottori più giovani sono avezzi a vivere in rete e non solo in corsia 🙂

Certo non c’è ancora nulla che sostituisca il contatto diretto, imprescindibile, ma l’evoluzione in atto è un segno del mutamento delle professioni e i medici si adeguano ai tempi che corrono.

I camici bianchi per cui rispondiamo al telefono usano whatsapp per ricevere analisi ed esami dai pazienti e stanno su Facebook e Instagram per condividere info utili e rispondere ai loro dubbi.

«Il medico trentenne è un professionista in grado di combinare la pratica medica con lo sviluppo tecnologico e l’attività imprenditoriale», dice Carola Salvato di Havas Life, società che si occupa di comunicazione in ambito medico/sanitario.

L’agenzia, in collaborazione con Ipsos, ha realizzato un’indagine tra i giovani specialisti. La ricerca ha coinvolto 152 medici millennials (età media 31 anni), con lo scopo di identificare comportamenti che avranno un impatto sullo sviluppo della medicina del futuro (quella dei nati negli anni Ottanta e diventati maggiorenni nel 2000 è una generazione che capisce il digitale).

L’84% degli interpellati trascorre più di un’ora al giorno su internet. Navigano attraverso device mobili (smartphone, portatili, tablet e molto poco col PC fisso). Inevitabile la presenza sui social network: appena il 7% non ha un profilo social.

I millennial non hanno dubbi: la tecnologia cambierà la relazione dottore – paziente. Il tempo dedicato al dialogo resterà importante ma, soprattutto per i dottori non ancora specializzati, è forte la convinzione che dare ai pazienti la possibilità di avere accesso con continuità e ovunque si trovino a contenuti e servizi dedicati li renderà interlocutori più consapevoli.

Cruciale rimarrà la figura del medico di base, sempre più chiamato a limitare gli accessi alle strutture ospedaliere.

I medici più giovani ritengono insomma che il futuro del mondo della salute sarà sempre più incentrato su scienza (per le decisioni di trattamento) e tecnologia (come semplificatore della pratica clinica, comunicazioni al volo, monitoraggio dei dati clinici e agevolazione dell’aderenza del paziente alle terapie).

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Noi che in remoto gli fissiamo visite in calendario (senza buchi) e gli notifichiamo istantaneamente ogni richiesta dei pazienti via App Android e iOS, beh… lo vediamo ogni giorno 🙂

 

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Privacy, cosa cambia con il Gdpr

Da oggi è in vigore il general data protection regulation, il nuovo regolamento sulla protezione dati che si applicherà a tutte le informazioni elaborate in Europa o da aziende insediate nella Ue. Hanno intasato la posta anche a te? 🙂

Ecco le novità principali in breve:

  • ogni impresa designa un «responsabile protezione dati» (art. 37) a cui potete rompere in ogni momento;
  • per accedere ai tuoi dati personali, l’impresa chiede il consenso con un linguaggio semplice e chiaro (art. 7) e spiega bene perché e a quale fine li utilizzerà (art. 13);
  • l’impresa è tenuta a dirti per quanto tempo custodirà i tuoi dati;
  • diritto all’oblio (art. 15), cioè devi poterti cancellare;
  • diritto di rettifica (art. 16);
  • diritto alla portabilità dei dati (art. 20): puoi chiederci l’invio di un file con tutte le tue info per passare magari al concorrente;
  • se «bucano» il sito (data breach) l’impresa lo deve comunicare al garante della privacy (chiamando 06.696771 a Piazza di Monte Citorio 121 Roma o con mail a garante@gpdp.it) entro 72 ore «a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche». Multe fino a €10m senza adeguata cura dei dati. In teoria, stop a scandali come Cambridge Analytica (Facebook ha indirettamente sponsorizzato la campagna elettorale di Trump), violazione del 2015 confessata nel 2018 😦
  • art. 80, possibilità di avviare class action per farti rimborsare.

Il team di Segretariaincloud.it rispetta già queste regole da tempo, come norma di buona autocondotta (ad esempio cancelliamo sempre tutti i dati dei tuoi chiamanti oltre i 3 mesi dal giorno corrente per evitare leak). Dopotutto ti facciamo da segretaria, a volte siamo finanche il tuo braccio destro, quindi la fiducia è tutto.

Piuttosto, siccome le nostre segretarie ricevono spesso chiamate di telemarketing dirette a te e ogni volta riagganciamo subito chiedendo di cancellarci dai registri e non richiamare più (non fa piacere nemmeno a noi essere bombardati inutilmente), mi domando: “non dovrebbero avere adesso il vostro consenso esplicito prima di chiamarti? Dopo tutto chi invia per esempio newsletter sta mandando mail a raffica per avere il consenso a continuare”. Consiglio per le autorità italiane: create 1 pagina web (manuale) e 1 api (automatico) perchè i cittadini e le imprese come le nostre possano trasmettervi anche solo con 1 pulsante ogni numero che fa telemarketing, 1 volta al mese interrogate il database e fate pagare penali progressive ai titolari dei numeri più ricorrenti. Sarebbe così facile se lo voleste…

Il primo a dover essere multato stamane? Il governo italiano (link da Il Fatto Quotidiano, guardare il video per credere) che è già stato derubato di milioni di dati utente nel nuovo sito nazionale implementato da Infocamere e dedicato alle imprese.

Cmq una buona legge in ogni caso, anche il New York Times stamane plaude all’Europa che “enacts the world’s toughest rules to protect people’s online data“.

 

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LA SEGRETARIA DIVENTA “ESTERNA”. SEGRETERIA IN OUTSOURCING.

Avresti mai pensato che esistono servizi online per “noleggiare” una segretaria umana per gestire in maniera professionale ed economica il tuo business? E quanto costa noleggiare una segretaria in carne ed ossa per rispondere alle chiamate dei tuoi clienti? Davvero molto meno di quanto ti aspetti, grazie all’economia di scala attivata da servizi come il nostro. A questo link ad esempio è possibile avere subito un preventivo personalizzato e senza alcun impegno per una soluzione di segreteria telefonica in outsourcing.

segretaria-esterna
La segretaria “a noleggio” ti fa risparmiare sui costi di ufficio.

Il mondo è diventato così flessibile e digitale che sono moltissime le app che ti facilitano la giornata e ti fanno ottimizzare i costi del tuo lavoro. Sono anni di forte crisi e per la tua azienda è fondamentale cercare sempre soluzioni alternative per snellire il lavoro e ricorrere finanche a risorse esterne per risparmiare di brutto sulle uscite fisse.

L’outsourcing offre a professionisti come te una serie di servizi a valore aggiunto che possono alleggerire non poco il tuo business (per non parlare dei costi minimi).

Uno dei servizi più gettonati dell’outsourcing è appunto la segreteria a noleggio. Siete sempre di più ad affidarvi alla nostra azienda specializzata nei servizi di segretariato, dandoti cosi la possibilità di dedicarti maggiormente alle tue mansioni, concentrandoti su quei processi che portano a un incremento reale del tuo profitto.

La segreteria outsourcing è pensata soprattutto per professionisti e piccole e medie imprese, per aiutarti in compiti di tipo organizzativo o per allestire azioni di marketing.

Contattaci quì e richiedici un preventivo.

LE MANSIONI DELLA SEGRETARIA A NOLEGGIO

Le nostre segretarie si occupano principalmente di rispondere al telefono, veicolare al meglio tutte le chiamate dei tuoi clienti, gestire e inoltrare le mail. Gestiamo e organizziamo anche la tua agenda.

Acquistare da noi un pacchetto di segretariato esterno ti fa risparmiare un sacco e ti dà accesso a servizi illimitati in giorni e orari. Parliamo di max flessibilità e non di dover assumere una segretaria a tempo pieno da tenere in ufficio (25000€ lordo all’anno con minimo inquadramento contrattuale).

Affidarti quindi ai nostri servizi esterni, anche di segreteria, può farti risparmiare tanti soldi e si può tradurre anche in una riduzione delle tue ore effettive di lavoro.

Un esempio di esternalizzazione fatta male è quello di Tim Vodafone Wind Tre e Enel che hanno delocalizzato i call center in Romania o Albania, noi affidiamo invece il lavoro a professioniste laureate 100% italiane e residenti in Italia, oltretutto ben specializzate (altrimenti come sapremmo il gergo di dottori, avvocati, termoidraulici, amministratori di condominio, architetti, consulenti del lavoro, ecommerce, ecc?), provaci e vedrai che ti porteremo ottimi risultati.

 

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WhatsApp Business

La pausa natalizia è finita e siete ormai tornati al lavoro, mentre quì le nostre segretarie hanno continuato a rispondere normalmente alle vostre chiamate.

Chi non usa WhatsApp, l’app di messaggistica più usata (in ben 109 Paesi su 187 analizzati da SimilarWeb)?

Da adesso, se sei una piccola e media impresa, l’azienda controllata da Facebook ti permette di crearti un profilo su WhatsApp Business e rispondere ai tuoi clienti separando i messaggi personali da quelli di lavoro.

Icona simile a WhatsApp classico, ti registri indicando indirizzo fisico, mail e sito web. Puoi creare risposte rapide per le domande frequenti, messaggi di benvenuto per presentare la tua attività e di assenza per quando non ci sei. Proprio come già avviene per la versione di Messenger delle pagine Facebook.

WhatsApp Business offre anche statistiche sui messaggi, come il numero di quelli letti, per elaborare nuove strategie di comunicazione.

Quando un’attività conferma il proprio numero di telefono, riceve un badge di riconoscimento che ne attesta l’ufficialità, così da essere meglio riconoscibile dai clienti.

È una novita del nuovo anno ma, spesso, le novità dei big della tecnologia finiscono per fallire.

Se non hai un Dual Sim, ad esempio, perchè dovresti usarla? 😦

Come al solito, secondo WhatsApp, che cita uno studio condotto da Morning Consult, le piccole imprese la considerano già una mirabilia per customer service e lead. Ma, come al solito, le installazioni su Google Play sono ancora poche e di sicuro fioccano tante critiche: chi la considera un doppione di WhatsApp normale perchè su cellulare escono cmq anche tutti i contatti privati, no multiutente perchè l’uso è limitato a 1 telefono alla volta (inutile per un’attività in cui devono rispondere più persone), dal PC non si può usare in via autonoma, poche funzioni e nome non modificabile, unica differenza dalla versione normale solo il messaggio di benvenuto e assenza, ecc..

Insomma, dal punto di vista tecnico, se hai un’attività, meglio se apri canale e bot su Telegram. Peccato che i tuoi clienti non siano però tech savvy e difficilmente lo usino…

Per cui nulla di fatto, continua come sempre, business as usual

 

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