Si fa presto a dire startup

Alcune riflessioni di questa settimana, riprendendo le parole di Nicola Mattina su Facebook e Alessandro Longo sull’Espresso.

L’idea che passa in Italia è che sei hai un’idea puoi fare una startup. Per quali motivi?

  • Il carro innovazione tira e le grandi aziende sono salite (Telecom nel 2009 con Working Capital, poi Wind, banche, Enel, ecc.)
  • L’Unione Europea finanzia l’innovazione e questo favorisce il proliferare delle iniziative pubbliche (è tutto in mano ai burocrati delle regioni).
  • Incauti investitori hanno copiato i modelli di Y Combinator, Techstars o 500 Startups, organizzando hackathon, startup weekend e programmi di accelerazione (salvo scoprire che in Italia non c’è exit perché non ci sono compratori, e senza mercato delle acquisizioni aziendali, manca un pezzo del modello di business degli acceleratori).
  • Le università si sono lanciate a creare incubatori, ma ce ne sono due senza un rosso in bilancio?
  • Blogger e giornalisti hanno scritto storie fantasiose il cui incipit invariabilmente è: un ragazzo italiano ha appena fondato la startup che fa paura a Zuckerberg (ti ricordi la bufola di Egomnia?). I giornalisti italiani che se ne intendono veramente si contano sulle dita e sono cauti, ma a chi importa?

È ora di archiviare questa narrativa, perché non si tratta di idee e startup, ma di prodotti e imprese. Fare un prodotto e costruirci attorno un’impresa è una cosa dura e difficile che richiede anni di dedizione e sacrifici. Molto poco di questo ha a che fare con quello che ti raccontano in Italia sull’argomento.

Vuoi numeri?

Per ora, le startup bruciano 68 milioni l’anno.

Non ci credi?

Eppure, è quello che dice Infocamere, che in settembre ha censito 4.704 nuove aziende caratterizzate da un’attività tecnologicamente innovativa. Sono aumentate di 456 unità rispetto a Giugno e danno lavoro a 22 mila persone, di cui 4.891 dipendenti. Le perdite operative, però, sommano a 68 milioni l’anno, per cui è presto per parlare di loro contributo alla crescita… Leggi anche cosa dice l’ottimo Alessandro Palmisano: il 50% delle startup non arriva a 25mila euro di ricavi, cioè non copre quasi le spese di ufficio, utenze (luce, adsl, tel) e commercialista, l’altra metà fattura quanto un piccolo negozio di alimentari in provincia.

Secondo te, perchè falliscono le startup?

Di sicuro, non seguono i consigli di Paul Graham (cofondatore di YCombinator).

P.S.

Nonostante i progressi negli investimenti (per i ritorni ci sarà tempo), l’Italia è comunque in ritardo: nel 2015 gli investimenti in startup saranno di 133 milioni, secondo gli osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano; in Spagna sono il doppio, dieci volte di più in Germania e Francia. “Le startup sembrano ancora non integrate nel nostro tessuto industriale” dice Antonio Ghezzi, del Politecnico, “ma vediamo i primi promettenti esempi di collaborazione con aziende consolidate. Infatti vanno meglio quelle che fanno leva sul made in Italy”.

 

authorAutore: Johnny T. è sviluppatore full-stack, seo, copywriter e specialista in marketing web. In aggiunta a creare interfacce user-friendly come spediamo.it e smartfix.it ed a lanciare progetti come la segretaria virtuale, Johnny si diverte a leggere libri eccezionali e a pensare di avere ancora del tempo libero. Contattalo su LinkedIn.

 

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