Professionisti, i nuovi precari laureati

L’articolo de Il fatto Quotidiano di oggi parla di voi professionisti e di come le paghe sono ormai da operai, quasi senza nessuna sicurezza. Titoli che un tempo venivano invidiati da tutti, oggi garantiscono a stento la sopravvivenza.

Secondo i dato dell’Associazione degli enti previdenziali privati (Adepp), negli ultimi 5 anni, gli avvocati hanno perso il 21% del proprio reddito, seguiti da infermieri (-19%) e giornalisti (-12%). Allargando lo sguardo agli ultimi 10 anni, la classifica degli impoveriti vede in testa i notai (-38%), poi i biologi, avvocati (-23%), i consulenti del lavoro (-21%) e gli architetti (-17%).

Sempre meno soldi, dunque, e sempre meno tutele. A mancare, su tutte, è la malattia, soprattutto in caso di patologia grave. Secondo il rapporto “Vita da professionisti” dell’associazione Bruno Trentin, solo il 7.6% degli autonomi dichiara di non avere problemi di salute dovuti al lavoro mentre due professionisti su tre soffrono di stress, ansia, depressione, insonnia. C’è poco da stupirsi: il 44.5% del campione spiega di avere un sovraccarico di lavoro che eccede le 40 ore settimanali.

  • Così, da 6 anni, Alessia (35 anni di Roma, una figlia piccola e un’altra in arrivo) fa la collaboratrice autonoma non per scelta in uno studio di architettura attivo nel campo dell’edilizia e guadagna 8-900€ netti al mese. Con il marito, paga l’affitto, magari rinunciando alle vacanze, e chiedendo aiuto ai genitori per fare la spesa e comprare qualcosa. Alessia pensa che forse non potrà mai fare l’architetto, dovesse fare la cassiera – con un contratto – la farebbe.
  • Così, Mario S., giovane avvocato sotto i 40 e non d’esperienza, non arriva a mettere insieme 1000€ al mese perchè non ha il tempo di strutturare uno studio, farsi apprezzare e costruirsi una rete di clienti. Se nel 1987 aveva 48mila colleghi (leggi concorrenti), oggi ne ha 240mila, uno ogni 270 cittadini e 27 per ogni giudice. È la saturazione, ma le facoltà di giurisprudenza sfornano 1000 aspiranti l’anno, e almeno 50-60mila lavorano in una gabbia di precariato senza fine che spesso termina solo con la toga appesa al chiodo (l’anno scorso 8mila hanno detto addio alla professione cancellandosi dagli elenchi dell’ordine). Così, Stefano R., titolare a partita Iva, è disposto a tutto per avere un mandato, a improvvisarsi e perfino blandire il cliente instradandolo in cause senza speranza, vista anche la congestione del sistema giudiziario, pur sapendo che peggiorerà la sua situazione, lo stato stesso della giustizia e la percezione della figura dell’avvocato.
  • Così, Daniela Fregosi (48 anni), consulente freelance in formazione aziendale, ha scoperto nell’estate del 2013 di avere un carcinoma infiltrante al seno e il suo primo pensiero è stato all’agenda con gli appuntamenti di lavoro che sarebbero saltati. “A dicembre, il commercialista mi ha chiesto l’acconto dei contributi Inps. Quando un lavoratore autonomo si ammala, invece di essere rincorso dai medici, sei rincorso da Equitalia“. E non si può fare neanche affidamento sull’indennità di malattia. “Ho percepito solo 13€ al giorno, per 8 settimane, mentre ho fatto 8 mesi di terapia. A livello economico, ho chiesto aiuto alla mia famiglia. Mi chiedo cosa possa fare chi non può contare su genitori pensionati”. Daniela ha intrapreso la strada dello sciopero contributivo, congelando i contributi fino a quando, piano piano, ha ripreso a lavorare. Ha aperto un blog come Afrodite K e ha lanciato, insieme all’associazione Acta freelance, una petizione che ha superato le 86mila firme per chiedere al governo più tutele per i professionisti in stato di malattia grave.
  • Così, Stefano G. (34 anni, Novara) prende da 2 anni la pressione agli anziani, prescrive pillole e compila cartelle in una clinica privata. “Ho studiato per niente. Non era per fare questo che i miei genitori mi hanno mantenuto tra grandi sforzi altri 5 anni e io, per ricambiarli, ho studiato sodo per specializzarmi”. Ma gli ottimi voti non bastano e Stefano, cardiochirurgo, sbarca il lunario come guardia medica a partita Iva. Prende 16€ nette l’ora, poco più di una donna delle pulizie che lavora in nero. A fine mese fanno 1.200-1400€. “I turni sono di 12 ore durante la settimana, dalle 20 alle 8, nel fine settimana si comincia alle 10 del sabato e si stacca alle 8 del lunedì mattina. Si lavora anche per 24 ore di seguito, ma che devo fare? Esercitare in ambiente ospedaliero è impossibile: non c’è posto”. Ma non oggi, da qui ai prossimi dieci anni.
Nel frattempo, nel suo rapporto Italia 2016, l’Eurispes stima che il Pil Sommerso sia almeno 540 miliardi (tasse evase del 50%), cioè un terzo del Pil ufficiale di circa €1500b. Il dato sul sommerso è molto più alto di tutti gli studi recenti: sia l’Istat sia altri istituti di ricerca (come l’associazione Bruno Trentin) valutava l’economia “sconosciuta” sui 250 miliardi circa. L’Eurispes parla di sommerso ed evasione fiscale come veri e propri fenomeni di massa, in cui trova terreno fertile il lavoro nero. Secondo gli italiani, rileva il rapporto, le categorie che più spesso lavorano senza contratto sono le baby sitter (80% dei casi), gli insegnanti di ripetizione (78.7%) e i collaboratori domestici (72.5%). Seguono badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami e, con una percentuale del 50%, i medici specialisti. Nel corso del 2015, ha accettato un lavoro senza contratto il 28.1% degli intervistati, contro il 18.6% dell’anno precedente.
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Altri dati di contorno:

  • Secondo il Consiglio nazionale degli architetti, i laureandi sono crollati del 51% nel periodo 2009-2014. Nel 2013, un architetto doveva aspettare in media 172 giorni per farsi pagare da un’impresa, 217 da una pubblica amministrazione, un trend in continua ascesa. E per uscire da questa spirale in molti si sono rivolti alle banche: nel Nord Italia, il 57% degli architetti ha debiti con istituti di credito, società finanziarie o fornitori.
  • L’Associazione giovani avvocati ha fatto un’indagine su 500 collaboratori di studio a Maggio scorso rilevando che in realtà sono dei dipendenti mascherati da liberi professionisti: 10 ore di lavoro al giorno, l’80% senza contratto. Per non parlare di praticanti e tirocinanti sfruttati da piccoli e grandi studi legali in cambio di 200-300€ al mese, se va bene, senza alcuna forma di previdenza e tutela.
  • La categoria Medici ha in realtà accresciuto del 7.1% il reddito reale. Anche se personalmente penso che se la passino bene, loro dicono che il dato non deve ingannare: anche nel pubblico, infatti, sta avanzando il precariato, e succede ad esempio con i medici legali dell’Inps che si occupano di accertamento e revisione dell’invalidità civile. I medici strutturati, assunti dall’ente e da impiegare per questa mansione, ormai sono pochi e da tempo si ricorre a personale esterno, sempre specializzato ma precario. Sono un migliaio di specialisti in tutta Italia e sulle loro spalle portano responsabilità enormi, sia nei confronti dei lavoratori e dei malati e sia delle casse pubbliche. E tuttavia sono proprio le figure in assoluto più precarie della sanità pubblica. Vengono ingaggiati con contratti a termine di anno in anno. Non hanno ferie, malattia, contributi e buoni pasto. Compenso 25.84€ lordi l’ora, cui vanno sottratti il 20% di ritenuta e il 12% di cassa mutua Enpam. Ingaggio per 25 ore a settimana. Fanno 15€ netti l’ora e 1500€ al mese. Beh, ripeto: personalmente ritengo che per poche ore non è male. I medici se la passano bene, dài… sono le altre categorie ad essere messe male…

 

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